van gogh - Campo di grano con corvi

Cosa hanno in comune Van Gogh e le startup?

“Cos’è disegnare? Come ci si arriva? È l’atto di aprirsi un passaggio attraverso un muro di ferro invisibile che sembra trovarsi tra ciò che si sente e che si può.”

 

Con questa frase, uno dei pittori più geniali del mondo contemporaneo descriveva ciò che significava per lui disegnare. Lui aveva deciso di diventare pittore e lo fece tardi, all’età di 27 anni. Passava il tempo fra i campi, armato di cavalletto e tavolozza, ritraendo gli animali, i contadini e il vomere degli aratri che sollevava zolle di terra, creando un folto reticolo di linee chiare e scure. Lui, che con la sua capigliatura e barba rossa, non passava inosservato fra le campagne olandesi.

Ma cosa c’entra Van Gogh con il mondo del business e delle start up?

 

E ancor di più, come può trovare spazio nel blog di una giovane azienda sarda?

 

Ebbene, Van Gogh, ahimé, rappresenta la confutazione del 90% di azioni legate alla frase “emigro perché in Sardegna non c’è nulla”.

 

Questa non vuole però essere una provocazione poiché i dati – se mai i dati letti in chiave assoluta portano alla vera conoscenza dei fenomeni – sono incredibilmente tristi se pensiamo al Sulcis come la provincia più povera d’Italia o al tasso regionale di disoccupazione giovanile. Questa frase, scritta in modo cosciente rispetto alla situazione congiunturale, vuole semplicemente cambiare il punto di vista legata al “non c’è nulla”.

 

Se infatti è vero che partire all’estero può aprire opportunità, è bene soffermarsi sulla reale natura di queste ultime. Restaurant manager, shopper assistant e via discorrendo, ricoprono posizioni illustri nei CV ma sono realmente posizioni illustri? Questi nomi complicati e altisonanti rappresentano il target che ci si era preposti prima della partenza? Sono forse opportunità di esprimere le proprie potenzialità? Non sta a me dare risposta a queste domande, poiché ognuno avrà la propria. Ciò che vorrei fare è semplicemente mettere in evidenza come “sono emigrato perché qui c’è tutto” rappresenta l’apice della difficoltà per la propria realizzazione personale.

 

Torniamo infatti all’arte: una tela dove ci sia una miscellanea di colori diventa un luogo nel quale diventa complicato potersi esprimere poiché il colore di fondo, spesso non omogeneo, influenzerà inevitabilmente il nostro dipinto. Una tela bianca, dove non vi sia nulla… Questa si che è il sogno di ogni pittore! È lì che può riversarvi tensioni, stati d’animo, rabbia, orgoglio. È in quello spazio, candido e intonso, dove non c’è nulla, che un pittore può creare conoscenza accidentale e avere un impatto sociale – due capisaldi dell’arte.

 

Quando ho riflettuto sul concetto di ‘nulla’ mi si è aperto un mondo. Ancora, preciso che non bisogna necessariamente essere bravi illustratori per essere artisti: il mondo ci ha fornito molteplici esempi nei quali è stato sufficiente avere coraggio e capacità di osare come fecero Duchamp, Pollock o Fontana per essere inseriti nell’Olimpo.

 

Oggi, grazie all’informazione di natura open è dunque possibile trovare gli strumenti, i nostri colori, in molteplici modi e tramite un grande ventaglio di canali di scelta. Il nulla, lo spazio bianco, fornisce agli imprenditori, giovani e meno giovani, la possibilità di piantare il seme della loro startup in uno spazio tutto loro, con la tranquillità di non dover sgomitare e la bellezza di non perdere l’entusiasmo nello scoprire che la loro idea era già stata dipinta.

 

Partire dal nulla vuol dire avere la possibilità di progettare e crescere così in modo armonico, sinergico ed equilibrato. Forse, una volta acquisita questa consapevolezza, anche in Sardegna crescerà un bel bosco.

 

Se varrò qualcosa più in là, la valgo anche adesso, perché il grano è grano, anche se i cittadini all’inizio lo scambiavano per erba.


Nicola Manca

 

Nicola Manca

Consulente economico/finanziario, collaboratore e amico del team Apply.

 

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