Stufo del bollito? Una ricetta per lavorare leggeri


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Ai tempi dell’università mi raccontarono la curiosa storia della rana bollita.

Ne avete mai sentito parlare?

Si tratta di una piccola storia scritta dallo psicologo Noam Chomsky e proposta dallo stesso in due varianti. I protagonisti, in entrambi i casi, sono una rana e una pentola ricolma d’acqua. Nella prima versione, l’acqua della pentola viene riscaldata fino alla sua ebollizione, solo a quel punto viene gettata dentro la rana. Nella seconda versione, la rana nuota nell’acqua fredda e pian piano l’acqua viene riscaldata fino all’ebollizione.

Provate a immaginare le reazioni della povera rana.

Nel primo caso, non appena la rana toccherà l’acqua bollente, schizzerà via dalla pentola con un balzo sorprendente. Nel secondo caso, la rana nuoterà indisturbata attraversando la pentola da un bordo all’altro. La temperatura comincerà a salire e la rana si gusterà il torpore di un dolce bagnetto termale. Con l’aumento lento e progressivo della temperatura, la rana si abituerà costantemente al calore crescente. La sensazione di spossatezza della rana crescerà con la temperatura dell’acqua fino a quando diventerà insopportabile, ma a quel punto la rana sarà troppo debole per saltar fuori dalla pentola e finirà per morire bollita.

Questa storiella macabra (anche detta “sindrome della rana bollita”) ben rappresenta gli atteggiamenti che adottiamo e le situazioni nelle quali siamo immersi ogni giorno. Come la rana, siamo sottoposti a un continuo e inesorabile cambiamento; ormai, la bontà di un lavoratore si misura nella sua capacità di adattamento.

A chi piace essere l’ingrediente del bollito?

La fisica ci insegna che non è necessario un fuoco per innalzare una temperatura, anche l’attrito rappresenta un ottimo sostituto.
Il lavoro diventa sempre più complesso; i tempi di lavoro si dilatano da un verso – quando si tratta di ore passate in ufficio – e si accorciano dall’altro – quando si tratta di scadenze da rispettare. I manager e i clienti diventano sempre più esigenti; ci si sente obbligati a rispondere al telefono e alle mail, persino quando si è in vacanza. Si finisce di lavorare quando il gallo canta, il giorno dopo. Lo so, i galli non si sentono più in città, anche le rane bollite non sono le stesse di una volta. Siamo carichi di responsabilità e nel contempo carichiamo chi ci circonda.

Questi sono solo alcuni degli “attriti” che fanno innalzare la temperatura, rendono il lavoro inefficiente, complicano i rapporti interpersonali e, spesso, si riversano in quell’isola di pace e benessere che chiamiamo “famiglia” o semplicemente “casa”. Mi piacerebbe sapere chi, dieci anni fa, davanti a uno scenario del genere avrebbe mai firmato un contratto di lavoro.

Siamo arrivati a questa situazione ma non tutti i cambiamenti vengono per nuocere.

Oggi esistono strumenti tecnologici che ci aiutano a organizzare meglio la nostra giornata, metodologie che ci consentono di svolgere le nostre attività efficientemente senza permettere che il lavoro rubi il nostro prezioso tempo libero, ma soprattutto, esiste una predisposizione mentale in grado di indicarci il giusto valore del tempo e delle priorità.  Andare via puntuali dall’ufficio (o anche in anticipo), non portarsi il lavoro a casa, non rispondere alle email in vacanza o non parlare di lavoro a una cena con colleghi non sono sempre sinonimi di pigrizia o accidia, possono, al contrario, rappresentare la massima espressione di stacanovismo efficace.
Gli attriti calerebbero drasticamente, il clima disteso faciliterebbe il lavoro, la flessibilità aumenterebbe la capacità produttiva e, a dispetto del graduale innalzamento della temperatura, il benessere globale del lavoratore registrerebbe un gradito incremento. Non si tratta di una regressione ma di un’evoluzione dell’individuo e un aumento della sua capacità di resilienza. In caso contrario ci ritroveremo senza forze per saltar fuori dalla pentola.
Con buona pace degli esterofili, alla rana bollita ho sempre preferito un piatto di spaghetti!

 

How SMART are you?

 


Rossella RacugnoRossella Racugno

Psicologa del lavoro e delle organizzazioni.
Master in Management of Human and Organisational development.
Consulente HR in Apply Consulting e coordinatrice di progetti formativi.

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